pensieri maliziosi

Qualche giorno addietro ho incontrato un amico, gli ho chiesto se vi fossero novità sulla scena politica cittadina. Mi ha risposto con una mimica facciale che significativamente ha sostituito tante inutili parole. Mi è venuto di fargli una battuta: per le prossime elezioni mi presento da sindaco sei d’accordo? La sua risposta, un po’ interdetta, è stata: dobbiamo trovare sedici persone per bene per fare una lista. Ci siamo salutati riprendendo, ognuno, la propria strada. Mentre scrivo questo post ho appreso che Berlusconi conserva l’agibilità politica potendosi recare a Roma due giorni a settimana, dovrà giocare a carte con i vecchietti di una casa per anziani vicino ad Arcore, non dovrà incontrare pregiudicati( non è chiaro se li potrà contattare telefonicamente o per interposta persona), potrà fare comizi ma non dovrà dire parole disdicevoli verso mamma magistratura che, benevolmente, ha ricucito lo strappo creatosi con la condanna per frode fiscale ai danni dello Stato ovvero dei cittadini e Renzi è contento perché potrà dormire sonni tranquilli fino alle prossime elezioni, avendo dato, in coscienza, ottanta euro a non si sa quanti poveri morti di fame, prendendoli a prestito ad altrettanti morti di fame. Due considerazioni sul mio iniziale pensiero. La mia affermazione ha lasciato interdetto il mio amico in quanto immediatamente non si è reso conto della sua natura goliardica e folkloristica. L’altra considerazione, la sua affermazione illusoria, che trovare sedici persone disponibili a comporre una lista sia sufficiente a coagulare sufficienti consensi elettorali. Associo l’evento Berlusconi ad alcune affermazioni che mi vengono in mente sentite nel corso della  mia ultima e disastrosa campagna elettorale. Nel chiedere il voto per la mia persona almeno tre elettori hanno espresso chiaramente l’azione clientelare che influenzava la loro scelta di voto. Cosa più imbarazzante era la loro naturale affermazione senza alcuna riserva o remora circa lo scambio di voto dettato da una personale esigenza e dalla disponibilità o imposizione da parte del candidato al quale ognuno si era rivolto o era stato sollecitato. Leggo su face book o su alcuni blog considerazioni teoretiche sullo stato della politica locale, non dissimile da quella nazionale e mi domando che sarà della nostra società domani. Mi verrebbe la voglia di ritornare nella mischia ma mi guardo dentro, conto gli anni passati e quelli che spero di contare avanti, so che non andrò più a votare e mi accontento di accarezzare i miei due pastori tedeschi liberando solo la fantasia che, rada, sfuma sempre più su nell’aria rarefatta che ci sovrasta.

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nuovo look

ho provato a dare un nuovo aspetto alla pagina del mio blog e spero che piacerà ai miei amici. Cercherò anche di dare un mio contributo scritto ed apprezzare i commenti che susciteranno.

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il nuovo blog

Con piacere, dopo diverso tempo, ho visto le modifiche apportate al blog. Non appena avrò un attimo di tempo lo renderò più simpatico, almeno ci proverò e continuerò a scrivere i miei pensieri. Per chi legge un saluto a tutti

Franco Scognamiglio

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Sulle prossime elezioni provinciali di Salerno

Sciolto il consiglio provinciale di Salerno. Il buon Angelino Alfano ha ritenuto dare continuità all’azione politica in essere nominando commissario l’attuale vicepresidente Iannone. Meglio tenere sotto controllo la gestione politica del territorio. Ora si scatenerà la corsa alle poltrone ed alle torte da dividere, ritorneranno vecchi appetiti , magari a qualcuno verrà voglia di provare qualche salto di qualità. Ora che, a livello territoriale periferico, aumentano più i rischi di gestione che quelli di più ampia visibilità politica. In considerazione dei considerevoli tagli praticati dall’alto e della necessità di trovare maggiori risorse più in basso, si rende opportuno guadare verso altri orizzonti a maggiore redditività politica ed economica di gestione. Quale migliore occasione di una elezione provinciale inattesa. Quali i possibili scenari . Qualcuno potrà ipotizzare ad un ritorno alle vecchie buone abitudini provinciali o tentare la scalata alla presidenza. La capacità elettorale evidenziata di recente con il 98% dei suffragi potrà far ben sperare, oltre ad avere parlamentari disposti a mettere in evidenza la loro capacità di penetrazione nel territorio, sia per affermare la loro forza politica, sia per rendere omaggio alla elezione insperata in parlamento, sia per  tessere una maggiore rete politica in vista delle sempre imminenti elezioni politiche. E’ tutto un divenire per uno stipendio forte e sicuro nel tempo con la carenza di lavoro che c’è in giro. Tanto vendere chiacchiere e promesse non costa gran che, i ricatti sono sempre una buona arma per cercare voti e le clientele sono il miglior lievito per dare pane agli affamati. Le elezioni si terranno sicuramente nella prossima primavera insieme a quelle del parlamento europeo e quale migliore occasione. Bisogna considerare anche la possibilità che in concomitanza vi potranno essere le elezioni politiche che vuole il buon perseguitato della nostra era, per dare alla sua innocenza un sicuro salvacondotto. A quel punto gli scenari potranno subire qualche variante. Ma quello sarà un altro spettacolo pirotecnico i cui fuochi di artificio sono in preparazione

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chi è responsabile della chiusura dell’ospedale

A chi non ha memoria

Dopo aver visto il video sulla chiusura dell’ospedale e ascoltate le parole del sindaco mi è venuto il voltastomaco nel sentire le stupide ripetizioni di responsabilità.

E’ bene ricordare alla cittadinanza che:

 

1.       Bassolino venne a tagliare il nastro di apertura;

2.       Antonio Valiante ne decretò la chiusura con la ipotetica trasformazione in un polo (‘nu pilo) di eccellenza oncologica ovvero un centro per poveri pazienti condannati;

3.       Antonio Valiante, il Partito Democratico, Montemarano – allora assessore alla sanità – posizionarono i loro lacchè e servi obbedienti nelle persone di Giuseppe Di Fluridirettore sanitario di ASL – e Donato Saracinodirettore generale – per il controllo e la realizzazione dei loro ordini. In particolare boicottare ed ostacolare la crescita dell’ospedale di Agropoli;

4.       Il Consiglio Regionale condotto dal PD, allora trasformò  e cancellò l’ospedale senza che la politica locale  mosse un dito. Il sig. sindaco  vendette il polo oncologico a Pagani per garantirsi il potere che deteneva in provincia;

5.       Il direttore sanitario dell’ospedale/distretto ha sempre cercato di difendere la sua sedia e considerato l’ospedale una appendice del distretto e non viceversa;

6.       Tante iene si sono affacciate sulla pietanza appetibile della mancanza di personale ospedaliero per arraffare più soldi possibili aumentando il debito aziendale e favorendo l’alibi per la sua dismissione;

7.         I cittadini di Agropoli hanno osannato il comportamento clientelare ed aggressivo della cricca per un tozzo di pane (il lampione, l’asfalto, il posto barca, una licenza abusiva, un suap casalingo eccetera) e si sono solo preoccupati di sparare fuochi d’artificio ad ogni “cagata” di gallina;

8.       Oggi dire che la sinistra ha aperto l’ospedale e la destra lo ha chiuso è una offesa alla intelligenza delle persone per bene, che ancora ci sono in questa città, e si tengono in disparte nauseate e schifate del percorso che sta prendendo la piazza e la società civile locale.

 

Se il tribunale decreta lo sfratto di casa non si può dire che è l’ufficiale giudiziari il responsabile della azione. Questo, per quanto pagato dal tribunale, è solo un esecutore di ordine ricevuto!!!  

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sulla situazione dell’ospedale di Agropoli

 Qualche giorno fa, su insistenza di un cittadino di Agropoli, ho chiesto ed ottenuto un incontro con l’On Bianca D’Angelo, Consigliere regionale del PDL  esponente della   Commissione sanità, per esporre le problematiche relative alla chiusura dell’ospedale di Agropoli. Incontro avuto lunedì 9 settembre. Esito nullo, interlocutorio su possibilità immediate e speranzoso per il prossimo futuro ,quando si dovrà ridiscutere ed approvare il nuovo piano sanitario ospedaliero. Tempi lunghi, indefinibili, legati alla composizione che assumerà il Consiglio Regionale con le prossime elezioni del 2015. In serata una piccola passerella  di altra parte politica anch’essa parte della V° Commissione sanità, di opposizione alla attuale maggioranza politica regionale. Si è offerta di porre una interrogazione (a chi?) sul tema con proposte suggerite dalla base su dati rilevati dalla attività ospedaliera. L’ho ritenuta una inutile sceneggiata ed una proposta con esito già certo: nulla di fatto ma valido per la coscienza.

Ho inviato queste mie due missive alla D’Angelo che pubblico sul mio blog a futura memoria

Agropoli, 11 settembre 2013

Egregia Onorevole D’Angelo

Nell’augurarle una buona giornata, mi permetto  rammentarle quanto ci siamo detti qualche giorno fa a proposito della situazione ospedaliera di Agropoli. Nella giornata di ieri – leggendo i comunicati stampa sul sito asl Salerno – ho appreso che Squillante avrebbe tenuto una conferenza stampa per illustrare il piano emergenza –urgenza  per il territorio salernitano. Inoltre, da qualche contatto telefonico con personale dell’ospedale, ho appreso che si sta completando l’inventario sia quello strumentale, ormai già completato che quello farmacologico e che entro lunedì prossimo si completerà la trasmissione, agli interessati, delle lettere di destinazioni in altre sedi di  lavoro. Non sto qui a tediarla con la dietrologia che non servirebbe ad altro che a riempire il tempo davanti ad una salma, nell’attesa che giunga la bara per la definitiva sepoltura. Mi permetto solo rubarle qualche secondo per ricordare a me stesso che APPENA NOVE ANNI FA lo Stato, la comunità , le tasse pagate da noi tutti, attraverso la sporca politica ha investito e speso, nella illusione generale, milioni di euro per, cambiare testaletti, comprare letti sostituendoli a quelli già presenti perché inadeguati, acquistando scialitiche, letti operatori, attrezzature moderne per la sterilizzazione, apparecchiature radiologiche, attrezzature per un laboratorio di analisi efficiente e moderno, risistemati se non sostituiti completamente impianti per gas medicali, per condizionamento ambientale, per porte antipanico e tanto ancora. Milioni buttati al vento, non ammortizzati in un tempo limitato insufficiente  a coprire il periodo di assistenza fornita in questi pochi anni. La sola e superficiale lettura della legge 16 del novembre 2008 (BURC . 48 ter del 1/12/08) e del famigerato decreto 49 del 27/9/2010 lascia intendere come la politica è stata ed  è incapace di gestire la cosa pubblica nell’immediato e nella programmazione a medio termine. Sarebbe un discorso troppo lungo che si perderebbe nei rivoli della storia andata. Io ho preso servizio ad Agropoli il 30 marzo 2004 e l’ospedale si è aperto  nel mese di aprile. In appena quattro anni ,da pronto soccorso attivo è stato trasformato in centro di eccellenza per terapia oncologica, per essere declassato dopo due anni a  hospice per terapie palliative, fino a scomparire completamente dalla geografia sanitaria territoriale. Di questa grande  capacità trasformistica deve rallegrarsi la politica e del freddo cinismo che accompagna tale trasformismo. Oggi intorno al morto c’è chi si ostina a portare ossigeno illudendosi di rianimarlo, non volendolo considerare morto, chi aspetta ansioso l’arrivo della bara, chi mormora a voce più o meno alta sulla causa della morte, chi pensa come sfruttare l’evento nel bene e nel male in una cappa di pessimismo collettivo, di speranze disilluse, di preoccupazione per la propria persona in balia della ignoranza , della incompetenza  e della indifferenza assoluta verso il bisogno del debole. Mi rendo conto che debbo mettere un freno alle mie dita che continuano a battere la tastiera del pc.

Oggi Lei dovrebbe aver un incontro con Morlacco per capire come si muove la sanità campana (mi pare di aver capito). Dai miei quasi settanta anni, le chiedo di non focalizzare la sua attenzione solo sul suo bacino elettorale e di interesse politico – la città di Napoli – ma, quale componente della quinta commissione regionale –  di approfondire l’argomento anche al territorio che a me sta ancora a cuore, nonostante tutto l’amaro passato. Vi sono in questa terra esigenze non confrontabili con altre realtà per un insieme di componenti sociali,territoriali, economiche, culturali che, nel discorso generale della politica, non possono essere matematizzate con un semplicistico calcolo di somme e differenze. Sarebbe – per quanto anche necessario oggi con la scarsità di risorse disponibili – un solo calcolo ragionieristico ed una grande sconfitta del pensiero politico, se a questo si vuole dare il valore e la dignità che in una sana società meriterebbe. Non sono qui a darle suggerimenti, ne ad avanzare ipotesi e proposte. E’, ora, un suo compito. Resto in attesa dell’esito di questo incontro, che spero vorrà significarmi attraverso i suoi collaboratori, se lo vorrà.

Cordialmente

                                                                                 Dott. Franco Scognamiglio

Cortese On. D’Angelo

Dalla rassegna stampa dell’ASL ho preso visione del piano di emergenza che il manager ha presentato alla stampa. Fra le varie affermazioni fatte Squillante dice che il piano è stato approvato lo scorso venerdì e dovrà essere sottoposto alla Regione che dovrà valutarlo ed eventualmente fare delle prescrizioni. Poi si passerà alla fase esecutiva ed alla sua attuazione. Una affermazione poco felice, che non merita commenti è la seguente: “Crediamo  – ha detto Squillante – che sia meglio fare qualche chilometro in più per essere curati adeguatamente che rimanere in loco e rischiare di non farcela”.( dalle “Cronache del Salernitano) Ci sarebbe da rispondere che se un emorragico acuto o un trauma toracico o addominale con versamento ematico o tamponamento cardiaco o perforazione polmonare dovesse percorre qualche chilometro in più rischierebbe di non arrivare proprio al luogo di cura ed il problema di un adeguato trattamento non si porrebbe proprio, se non quello di una buona costatazione di decesso. Un conto è la medicina /chirurgia di elezione un conto è la medicina/chirurgia d’urgenza. Non si conosce tale differenza fin quanto non si ha un contatto diretto con una simile esperienza.

Da “La Città” leggo che “chiusa la fase dell’attivazione del PSAUT –afferma il manager Squillante- attendo proposte ragionevoli e condivise con il territorio per un progetto di valorizzazione della struttura.” Tra le ipotesi di riconversione quella di utilizzare il presidio come centro di eccellenza per ammalati in stato neurovegetativo e comatoso.

Neanche quest’ultima affermazione merita commenti. Un centro del genere esiste in Campania ed è sito a Telese nel Beneventano. Quanti centri del genere sono necessari in una regione? Sa Squillante di quanto personale ha bisogno un allettato in questo stato di coscienza per essere assistito ventiquattro ore? Sa Squillante che a latere sono indispensabili i servizi di supporto quali radiologia, laboratorio di analisi, psichiatrici e quanti altri per l’assistenza anche laterale? Sa Squillante che in termini di costo è preferibile iniziare una struttura ex novo dedicata che non effettuare una conversione dell’esistente perché solo i letti andrebbero adeguati alle nuove esigenze di questi pazienti? Sa squillante che se chiude Agropoli è per motivi economici di rientro?. Quando venne fuori questa ipotesi di conversione mi documentai a riguardo e se necessita posso fornire quanto in mio possesso.

Ma mi preme sottolineare la richiesta di proposte rivolta alla cittadinanza. Ebbene  oggi ad Agropoli esistono due servizi di eccellenza (spero ancora in buona salute) IL CENTRO TRASFUSIONALE E IL SERVIZIO DI ALLERGOLOGIA.  Il centro trasfusionale oltre alla raccolta sangue segue tutti i pazienti in trattamento con anticoagulanti che dovrebbero rivolgersi a strutture private o convogliare su Vallo della Lucania con dispendio di risorse economiche e di tempo, mentre il centro di allergologia fornisce un ottimo servizio a tutta l’utenza del comprensorio. Ebbene intanto si potrebbero mantenere in essere questi servizi, affiancando il mantenimento della Radiologia e del laboratorio di analisi, servizi questi che oltre a dare qualità di prestazioni eviterebbero il sovra affollarsi dei centri privati  e sarebbero competitivi tra servizi pubblici e privati, oltre a portare economia alle casse dell’ASL.

Ho letto che qualcuno ha ipotizzato un servizio di gastroenterologia  con cinque posti letto a Vallo della Lucania. E’ un modo per garantirsi un posto apicale da parte di chi, affiancandosi al manager propone qualche interesse strettamente personale.  Tale proposta potrebbe trovare un supporto con un servizio di endoscopia digestiva staccato ad Agropoli si da dare alla struttura un altro piccolo elemento di qualificazione.

Queste i suggerimenti o  proposte che mi sento di indirizzare alla sua attenzione qualora da parte della Regione vi sia una volontà a dare alla cittadinanza di Agropoli una ragione per credere nella politica.

Un modo,usando le parole dell’On. Rivellini, di addolcire la pillola in modo meno traumatico possibile                                                                             Dott. Franco Scognamiglio

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Immagine tratta da un quotidiano nella rassegna stampa dell’ASL ( Il mattino del 10 settembre)

Il cronista mette in risalto come in un territorio limitato siano concentrati cinque ospedali la cui efficienza è tale da lasciar morire una donna per emorragia.

Affermazione di Squillante “” Crediamo  – ha detto Squillante – che sia meglio fare qualche chilometro in più per essere curati adeguatamente che rimanere in loco e rischiare di non farcela”.( dalle “Cronache del Salernitano

Sa Squillante la vastità del territorio a sud del Sele e che tipo di viabilità collega i vari comuni con strade dissestate ed impraticabili in tempi ragionevoli per un paziente in stato di estrema acuzia?

On. D’Angelo ho apprezzato la sua sensibilità nel volermi ascoltare.

Sarò ancor più lieto se questo mio piccolo anonimo contributo riuscirà a sensibilizzare anche il suo cuore!

 

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Sogno o realtà !?

Pur stando immobile, sulla sponda del fiume a guardare passare i resti di una casa distrutta sono inciampato, aggrappato ad un tronco, in un Sancio Pancia che, fatto approdare a riva, nella sua forte e sprizzante vitalità, carico di speranza, voglioso di dare e ricostruire una nuova casa con i resti di quanto andato, mi incita e vuole che indossi l’abito di Don Chisciotte. E’ un abito che ho deposto da molti anni e mandato libero il cavallo che mi ha sorretto per tutto il tempo, percorrendo con me tantissime strade accidentate. Non so se questo cavallo vive ancora, se ha trovato altro cavaliere, se, anche lui, stanco di tanto cammino , fermo, immobile sogna  e aspetta il momento di correre e volare nelle verdi praterie di un Eden  inesistente. Io sono fermo. Osservo e aspetto in silenzio. Un ritorno di fiamma alla pugna è impensabile e improponibile perché la vista mi si è ridotta alla dimensione dello spazio che separa i miei occhi dall’acqua che scorre inesorabilmente; l’udito è sopraffatto dal rumore assordante di un vociare inconsulto, dominato da chi vuole urlare di più; le mie braccia hanno perso il vigore di un tempo necessario anche per contrastare una spinta contraria; la mia mente è ferma nell’oblio del passato e nel vuoto del tempo avvenire e di un futuro senza meta e senza spazio. Come potrei indossare nuovamente l’armatura pesante di Don Chisciotte con scudo e lancia in resta??? Eppure l’entusiasmo di Sancio Pancia mi fa tenerezza, il luccichio dei suoi occhi lascia intravedere una lontana luce accesa, la forza della sua voce alimenta il respiro e l’aria che entra nei polmoni e attraverso il sangue sveglia il torpore del corpo e della mente…..  …

Immobile, sto a guardare l’acqua che scorre lenta, inesorabilmente verso il basso, in un fiume maleodorante, carico di rifiuti e detriti di una società in via di disfacimento.

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Sulla vittoria sconfitta del presidio ospedaliero di Agropoli

Nel leggere i comunicati odierni emessi da vari soggetti politici e non, sulla sorte del P.O. cittadino mi rendo conto di quanta ipocrisia è contenuta  all’interno dei comunicati stessi. Voglio fare riferimento a due massime popolari: La prima “tre nummeri nun anduvine” e la seconda “gli asini litigano ed i barili si rompono”.

Con la prima faccio riferimento a quanto ho già detto nei miei precedenti commenti sulla situazione ospedaliera. In particolare quando ho visto il faccia a faccia televisivo trasmesso da una rete locale ho rivisto, in Squillante, il precedente manager Donato Saracino ed in particolare ho rivissuto il primo impatto avuto con lo stesso quando venne a conoscere l’ospedale di Agropoli. La sua prima affermazione fu di disgusto verso una struttura che con posti letto limitati era improduttiva ed andava eliminata. Con una sigaretta in bocca, si avvicinò all’ingresso, buttò la sigaretta accesa fuori l’atrio del presidio ed entrò con fare molto spavaldo. L’ospedale di Agropoli non ebbe mai alcunché da quel manager al quale “LA POLITICA” regionale, che lo aveva collocato in quel ruolo, aveva dato il compito di ridurre l’ossigeno al minino vitale e per avere la certezza  che fosse portato avanti il compito affidatogli,nel giro di poche ore fu sostituito il Direttore sanitario di ASL  con altro, latore di volontà ed interessi specifici.

Il percorso che ha portato il presidio al suo ultimo respiro è noto a tutti. Oggi, il cambiamento della politica provinciale e regionale dal centro sinistra al centro destra , ha determinato l’accaparramento, da parte dei vincitori, di tutti i poteri istituzionali provinciali, regionali e, dove possibile, anche locali, in molti casi con arroganza, prevaricazione ed una forte dose di incompetenza. Quindi vedere e sentire Squillante mi ha fatto rivivere, con somma preoccupazione e molta perplessità l’attimo vissuto con Saracino. Identico personaggio, identico linguaggio, identica determinazione, diverso colore politico. Non so se aggiungere, senza voler offendere, identica capacità e competenza? Nonostante i proclami enunciati da vari megafoni ho sempre avuto la sensazione e la contezza che il risultato ultimo sarebbe stato la chiusura del presidio consapevole dell’alto costo sostenuto dalla comunità per tenerlo in essere, dalla limitata capacità assistenziale, dalla mancanza cronica e da lunga data, di personale effettivo, dalla insussistenza del ruolo che avrebbe dovuto svolgere, nel contesto di tutto il sistema sanitario territoriale e regionale. Dalla mancanza  del pieno e costante sostegno di una classe politica locale concretamente interessata alla sorte del presidio, al suo ruolo forte e chiaro sul territorio, alla sua possibilità di sviluppo economico e sociale nel volano dell’investimento produttivo territoriale.

 L’immagine di facciata nel momento dell’ipotetico bisogno!

Sul secondo proverbio su citato mi viene da considerare il contesto politico provinciale e regionale. Quello nazionale si contrappone a quello locale in maniera eclatante a significare il modo di essere di una comunità. Una comunità interessata e indirizzata al rapporto clientelare, intimorita dal potere politico locale, irrispettosa  dell’interesse collettivo regolamentato  dalla legge, soggiogata ed incline al favore di bottega scambiato con l’espressione di voto, libera di indirizzare la politica nazionale, condizionata solo dalle illusioni sbandierate dai mass media. Con le elezioni provinciali, regionali e, molto verosimilmente, nazionali  quasi alle porte si scatenano gli interessi più biechi in tutte le direzioni ed il matematico cinismo calcolato  della politica si sostituisce prepotentemente  al bene ed all’interesse della collettività.

Ognuno cerca di emergere se non di prevaricare con forza sull’altro usando quante più armi possibili per convincere il cittadino, per aumentare il consenso, per accaparrare il potere. Nella vicenda del nostro povero ospedale si contrappongono due entità e fazioni nelle fazioni. Da un lato il PD con le sue componenti regionali che, a mia opinione, cercano di recuperare quanto perduto senza allargare il tavolo dei conviviali ritenuti fastidiosi, prevaricatori, arroganti. Dall’altro lato il PDL che deve fare i conti con i nascenti Fratelli d’Italia che cercano di aumentare i loro potere e la loro presenza sul territorio sia sottraendo consensi agli avversari che al primitivo gruppo di appartenenza. Per questo ogni elemento di maggiore visibilità offerto dalla società e dal bisogno collettivo è miele per le api.

 Indipendentemente dalla sorte a cui l’ospedale sarà destinato, oggi tutti cercano di accaparrarsi i meriti, le lusinghe e condizionare il destino dell’intera comunità al prossimo imminente divenire politico certi dei limiti della intelligenza umana . Gli uomini e i gruppi politici si contrappongono con veemenza  utilizzando forme di specchietti per le allodole che accecheranno ancora una volta i cittadini elettori che, ancora una volta, rimarranno accecati e beffeggiati.

Non ho soluzioni da indicare, da suggerire. Ognuno di noi deve essere consapevole del suo status e avere più dignità ed orgoglio per avere una società più sana e libera nel diritto ma principalmente nel dovere.     

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Sulla ennesima destinazione dell’ospedale di Agropoli

Nella intervista fatta da Angela Sabetta al DG dell’ASL Salerno viene posta la seguente domanda:

Quale sarà il destino dell’ospedale di Agropoli?

La risposta di Squillante:

 

“ Nella struttura saranno concentrate tutte le attività distrettuali. Il presidio funzionerà come De Service ( assistenza ambulatoriale complessa), e come centro per malati in stato neurovegetativo e comatoso. Bisogna puntare anche sui centri di eccellenza e specialistici, l’ospedale non può essere solo pronto soccorso. L’intelligenza politica e la capacità di una buona programmazione sanitaria è anche vedere quali sono le domande più importanti per offrire servizi sempre più diversificati ed efficaci all’utenza”.

Ho voluto prendermi

 

 

la briga di fare un escursus su internet a proposito delle patologie in oggetto, relativi trattamenti e tipologia di struttura dedicata. Per chi avesse voglia di capire le intenzioni del DG nella loro fattibilità e complessità riporto uno stralcio di quanto rilevato.Non vale la pena commentare il senso delle parole dette dal Manager. E’ suffiente la lettura di quanto appresso per capirne il vero e recondito significato

Buona lettura

DA: “” COMUNICARE IL  COMA””   Link :http://www.comunicareilcoma.it/il-coma_406015.html

 

DEFINIZIONE DI COMA

 

La comparsa di uno stato di coma si realizza in seguito ad un danno cerebrale.

1.     Secondo Plum e Posner il coma è definibile come “uno stato di perdita della coscienza, più o meno prolungato, più o meno reversibile,… Più il danno cerebrale è grave, più il livello funzionale di insufficienza cerebrale si situa a livello caudale”.

………………..

Relativamente alla durata, si parla di coma breve (meno di 30 minuti), medio (fino a 24 ore) e prolungato (oltre le 24 ore) (Graham e altri, 1989). Generalmente il coma, inteso come assenza del ciclo veglia-sonno e della coscienza, non supera comunque i 30 giorni.

 

FASI DI RECUPERO

 

Il coma, anche se prolungato, non è uno stato permanente, e se il rischio per la vita può essere superato, il paziente si “risveglia” e inizia un processo di recupero.

La FASE 1   è quella del comache abbiamo descritto precedentemente, può durare da pochi minuti a molti giorni (generalmente non supera comunque i 30 giorni) e se non sopraggiungono un peggioramento e la cessazione dell’attività cerebrale con conseguente morte del paziente, si conclude con il risveglio. La FASE 2   viene definita vigilanza senza risposta o stato vegetativo. Qui si manifesta: l’apertura spontanea degli occhi, anche se saltuariamente e per brevi periodi;)……..

 Circa l’1 o il 2% dei pazienti si arrestano a questo stadio di recupero rimanendo in uno “stato vegetativo persistente” (Perino e Rago 1990).

La FASE 3   è quella della reattività muta. Il soggetto in questa fase inizia a mostrare segni di attività cerebrale organizzata e finalizzata, e compare la capacità di fissare con gli occhi gli oggetti in movimento e, successivamente di eseguire ordini semplici, soprattutto se coinvolgono gli arti superiori. Compaiono inoltre tentativi di comunicazione con l’ambiente tramite gesti o vocalizzazioni.

La FASE 4   è lo stato confusionale.

La FASE 5   è detta fase dell’indipendenza emergente.

La FASE 6   è quella del recupero delle capacità intellettive e sociali, e si può prolungare, in casi gravi, per molti anni. Questa è la fase del reinserimento nella società e, se possibile, nell’attività scolastica o lavorativa. Qui si possono appurare i danni residui a lungo termine che, per quanto riguarda l’ambito clinico, si possono dividere in quattro categorie, che ora accenniamo, ma che discuteremo nel dettaglio nel paragrafo successivo: 1- disturbi neurologici in senso stretto (danni sensoriali e motori); 2- disturbi cognitivi; 3- disturbi neurocomportamentali; 4- disturbi di vari organi o apparati.

 

DA: Ministero della Salute Gruppo di lavoro D.M  15 ottobre 2008 on. Eugenia Roccella:

           

” STATO VEGETATIVO E DI MINIMA COSCIENZA”

 

Normativa della Regione Campania

 

LR 19.12.2006, n. 24

Piano regionale ospedaliero per il triennio 2007-2009

DRG 28.01.2005 n.85

pubblicata BURC n16 14.03.2005

Approvazione schema di convenzione tra Regione Campania e Fondazione Maugeri di Telese

DGR 25.03.2004, n. 482 pubblicata

BURC 03.05 2003, n. 22

Linee guida per la riabilitazione in regione Campania

 

CRITERI di STABILIZZAZIONE CLINICA

Criteri di sufficiente stabilizzazione medica

• Non necessità di monitoraggio continuo cardio-respiratorio per avvenuto superamento di instabilità cardio-circolatoria in assenza di farmaci in infusione continua, non crisi iperipotensive,non aritmie “minacciose” o che inducano instabilità emodinamica (tachicardie ventricolari, extrasistoli polimorfe ripetitive)

• Respiro autonomo da > 48 ore (anche se con O2 terapia) con SaO2 > 95%, PO2 > 60 mmHg, CO2 non > 45 mmHg. In pazienti con BPCO preesistente possono essere accettati valori di SaO2> 90%. I parametri elencati devono essere verificati in assenza di supportorespiratorio (ad esempio CPAP)

• Non insufficienza acuta d’organo (es. insufficienza renale acuta o diabete mellito mal

controllato con terapia insulinica) o multiorgano

• Assenza di stato settico.

• Superamento del bisogno di alimentazione parenterale previsto nell’arco di 7-10 giorni o mantenimento di adeguati parametri idroelettrolitici e metabolici con nutrizione enterale (per bocca, SNG, PEG)

• Assenza di indicazioni prioritari ed in tempi brevi di chirurgia generale.

 

 Criteri di stabilizzazione Neurochirurgica

• Assenza di processo espansivo alla TC ed assenza di “fungo cerebrale” nei pazienti

decompressi

• Assenza di raccolte liquorali evolutive sotto il lembo chirurgico che richiedano procedure “chirurgiche” (drenaggio spinale a permanenza, etc.)

Elementi che non controindicano il trasferimento presso una struttura di

riabilitazione:

• Cannula tracheostomica

• Nutrizione parenterale con catetere venoso centrale

• Sondino nasogastrico o gastrostomia (PEG ecc.)

• Crisi epilettiche ancora non completamente controllate dalla terapia

 

CARATTERISTICHE della PRESA in CARICO

e del PERCORSO all’INTERNO delle UGCA

Soggetti in Stato Vegetativo e a Stato di Minima Coscienza (score “Vegetative State”

secondo la Glasgow Outcome Scale – GOS) che non sono in grado di comunicare

attendibilmente con l’ambiente (Level of Cognitive Functioning < III e Disability Rating

Scale ≥ 22).

Data la complessità del fabbisogno valutativo, terapeutico edassistenziale riabilitativo questi pazienti dovrebbero essere accolti, all’uscita dalle rianimazioni e dalle unità semintensive neurologiche, in strutture di RiabilitazioneIntensiva.

Peraltro i progetti e programmi riabilitativi destinati a questi pazienti devono essere connotati in modo specifico. Le modalità di trattamento di questi pazienti, nonché le modalità di presa in carico delle loro famiglie e dei caregivers, saranno diversificati in termini di “contenuti” e dovranno tenere conto della necessità di operare prevalentemente trattamenti che non comportano la partecipazione attiva del soggetto.

Il trattamento specifico per questi pazienti deve essere protratto per un tempo sufficiente a stabilire con ragionevole attendibilità due principali categorie di esito:

1. Recupero della responsività, seppure ritardato (pazienti che, nella terminologia

anglosassone, vengono in genere definiti “slow-to-recover patients”), che possa

comunque consentire una partecipazione attiva della persona agli interventi riabilitativi, e che possa far ragionevolmente presumere il recupero di una autonomia, anche parziale,rispetto ad una situazione di dipendenza completa, tale da far prevedere il ritorno del paziente in ambiente extrasanitario. Per questo gruppo è prevista la permanenza in strutture di Riabilitazione Intensiva fino al completamento dei programmi non elargibili con modalità extraospedaliere.

2. Persistere di una condizione di ridotta responsività (Stato Vegetativo o Stato di Minima Coscienza) che non consenta tale partecipazione attiva, e di una situazione di dipendenza completa che non presenta ragionevoli prospettive di modificabilità. Questo secondo gruppo può, a sua volta, suddividersi in due principali categorie di esito:

a. pazienti che, malgrado il persistere di una condizione di bassa responsività, non

presentano necessità assistenziali tali da impedire la restituzione all’ambiente

extrasanitario, per questi pazienti si prevede il trasferimento a domicilio o in strutture

protette.

b. pazienti che, oltre al persistere di una condizione di bassa responsività, presentano

necessità assistenziali (per il persistere di complicanze, o di rischio di instabilità clinica) tali da non consentire la restituzione all’ambiente extrasanitario.

Per questi pazienti si prevede un trasferimento in strutture di riabilitazione estensiva (60). Sulla base dei dati della letteratura, il periodo di tempo ragionevolmente necessario a definire le possibilità di esito, ed in cui i pazienti presentano i particolari fabbisogni individuati sopra, non dovrebbe essere di norma inferiore ai sei mesi dall’evento traumatico.

 

STANDARD MINIMI di STRUTTURA e di ASSISTENZA NECESSARI per le SUAP

Le SUAP devono possedere standard minimi di struttura e di assistenza quali:

posti letto per ogni modulo: non meno di 10 e non più di 20

– di cui almeno il 10% riservato a ricoveri di “sollievo” programmati

– staff specificamente dedicato

– un infermiere coordinatore

312 min/die paziente da utilizzare nel piano assistenziale (vedi tabellina sotto)

– adozione di un piano di assistenza individualizzato

controlli medici di monitoraggi cadenzati (non meno di un’ora in media al giorno) e reperibilità medica al bisogno

disponibilità di spazio per ogni persona accolta che garantisca l’alzata, adeguandosi alle normative vigenti per le RSA.

– dispositivi appositi per l’alzata (elevatori, carrozzine adatte, ecc.)

– adozione di indicatori di qualità semplificati (infezioni nosocomiali, decubiti)

– spazi di soggiorno interni ed esterni alla struttura

– libero accesso dei familiari

– assistente sociale al bisogno

– programma di sostegno psicologico ai familiari.

– programmi di stimolazione anche con il coinvolgimento dei familiari

– controllo periodico di un “esperto” per valutare l’evoluzione del quadro

 

 

TURNO PERSONALE ADDETTO MINUTI ASSISTENZA

Turno             Personale addetto        Minuti assistenza

 7/14                6                                             2520

14/21               6                                             2520

21/7                 2                                             1200

TOTALE       14                                           6240

6240 (minuti assistenza totali) : 20 (numero ospiti) = 312/ospite

 

Questo mio post è indirizzato, in particolare, al Sindaco Alfieri ed ai suoi consigliori per una attenta analisi del contenuto e della credibilità del Manager Squillante

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Riflessione sulla vicenda dell’ospedale di Agropoli

Il mio primo intervento chirurgico di urgenza, nell’anno 2004, fu una appendicectomia ad un extracomunitario, il secondo l’asportazione della milza ad un ragazzino di Capaccio.

L’ultimo, il 1° aprile del 2009, fu l’asportazione della milza ad un giovanottino caduto da un motorino, mentre ero in ferie forzate accumulate nel corso dei miei cinque anni di primariato in quella struttura. Questo ultimo intervento perchè sollecitato, telefonicamente, da un consigliere comunale, amico della famiglia dell’accidentato. Alle 10 di sera ero in sala operatoria dopo aver litigato con la radiologa che si ostinava a suggerire una attesa, i parenti impauriti davanti ad “un pazzo” che sosteneva la necessità dell’intervento, la diffidenza di un alto medico specialista anch’egli amico dei familiari, il grande chirurgo che stava prendendo il mio posto, scettico davanti alla mia determinazione e, non ultima, la diffida del Direttore sanitario a non compiere mai più azioni sanitarie in quanto collocato in ferie d’ufficio. Alla fine dell’intervento chirurgico feci vedere il reperto della milza rotta ai presenti e me ne tornai a casa.

Questa la situazione nell’aprile del 2009, con la maggior parte del personale medico attinto dalla lista della Specialistica ambulatoriale -a caro prezzo e senza alcuna esperienza chirurgica accertata – e, da quella data,  senza entrare nel merito delle qualità delle prestazioni sanitarie, il costo della chirurgia d’urgenza, tutto in orario aggiuntivo a sessanta euro l’ora, ha permesso ai medici  provenienti da vari ospedali, un considerevole arricchimento, con un forte indebitamento dell’azienda da aggiungere alla già cronica mancanza di personale in tutti gli altri settori. Una iniziale agonia del presidio.

Oggi ricriminare errori ed omissioni è solo uno sporco esercizio di politicità mediatica che dovrebbe far vergognare ed arrossire tutti, cittadini compresi.

L’ospedale di Agropoli non è stato mai digerito dai politici cilentani in particolare di quelli che con la sanità hanno fatto la loro fortuna e usata quale bacino di clientela personale, mentre altri si dedicavano a coltivare  orti altrettanto redditizzi.

Oggi tutti piangono il morto e si armano di lance per combattere il vento che fugge.

Nel leggere le intenzioni di Squillante, altro che voltastomaco. Non si rende conto nemmeno di quello che dice. Nel momento in cui chiude radiologia e laboratorio di analisi limita di fatto l’operatività del PSAUT. Un trauma, un incidente, un acuto medico o chirurgico ha bisogno di una diagnosi immediata per essere trasferito ad altro presidio e reparto specialistico per il trattamento immediato, dopo STABILIZZAZIONE presso il PSAUT, altrimenti è più corretto e funzionale per la vita del paziente trasportarlo direttamente ed in tempo più breve possibile la dove dovrà e potrà essere trattato.

Per quanto riguarda il “centro di eccellenza”, la Caropreso aveva ipotizzato l’ospedale di genere per il trattamento delle patologie femminili. Il buon Squillante ipotizza l’ospedale dei morti senza rendersi conto che per tenere in vita i morti ci vogliono professionalità ed attrezzature adeguate con un costo imprevedibile ed una trasformazione degli ambienti e delle strutture che non potranno essere sostenuti da un sistema sanitario al collasso.

Quindi ancora una presa per i fondelli ed una chiara incapacità gestionale.

Mi permetto di dire GRAZIE AI CONSIGLIERI REGIONALI E ANCOR PIU’ A QUEL TALE VALIANTE CHE ASSICURO’ L’APERTURA DEL CENTRO DI ECCELLENZA ONCOLOGICA NEL GIRO DI POCHI MESI.

AL SINDACO ALFIERI MI PERMETTO DI SUGGERIRGLI DI INTERESSARSI PIU AI LAVORI PUBBLICI VISTO CHE HA SEMPRE AFFERMATO ESSERE QUESTO IL SUO CAVALLO DI BATTAGLIA E…

lasciare in pace i cittadini di Agropoli del cui destino sono i primi responsabili

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